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Adolescenti e giovani adulti: i segnali da non ignorare

Il ritiro, l’irritabilità e i cambiamenti improvvisi fanno parte della crescita. Ma alcuni segnali, se persistono nel tempo, chiedono attenzione — e a volte l’aiuto di una persona esterna alla famiglia.

Colloquio psicologico con una ragazza adolescente

Adolescenza e prima età adulta sono fasi di riorganizzazione profonda: cambia il corpo, cambia il modo di pensare, cambiano i punti di riferimento. È fisiologico che un ragazzo si chiuda in camera, che difenda la propria privacy, che discuta le regole o che cambi umore rapidamente. Non tutto ciò che preoccupa un genitore è un sintomo.

Allo stesso tempo, alcune difficoltà reali passano inosservate proprio perché vengono archiviate come "è l'età". Distinguere è possibile, e i criteri utili sono pochi e concreti.

Tre criteri per distinguere

Più che il singolo comportamento, contano la sua durata, la sua intensità e le conseguenze che produce.

  1. 1

    Durata

    Un umore basso per qualche giorno è normale. Un ritiro che dura settimane o mesi, senza miglioramenti, no.

  2. 2

    Cambiamento

    Conta lo scarto rispetto a come quel ragazzo era prima: interessi abbandonati, amicizie interrotte, rendimento crollato.

  3. 3

    Compromissione

    Quando scuola, sonno, alimentazione e relazioni ne risentono contemporaneamente, serve un confronto professionale.

Segnali che meritano attenzione

  • Rifiuto prolungato di andare a scuola o all'università, o assenze ripetute non giustificate.
  • Isolamento sociale marcato: niente uscite, niente amici, contatti solo attraverso lo schermo.
  • Cambiamenti importanti nell'alimentazione, nel peso o nel rapporto con il proprio corpo.
  • Sonno invertito o gravemente ridotto per periodi lunghi.
  • Segni di autolesionismo, anche minimi, o frasi che alludono al non voler esserci più.
  • Consumo regolare di alcol o sostanze, soprattutto se usato per "reggere" o per dormire.
  • Attacchi di panico, ansia da prestazione che blocca esami e verifiche.

Sull'ultimo punto delle sostanze, che spesso spaventa più di tutti, è utile leggere anche Dipendenze e patologie: il consumo giovanile nasce quasi sempre come tentativo di regolare un'emozione, non come ribellione.

I riferimenti a farsi del male non vanno mai minimizzati, nemmeno quando sembrano provocazioni: vanno accolti con calma e valutati con un professionista.

Le difficoltà tipiche dei giovani adulti

Dopo i vent'anni cambiano i temi. Arrivano la pressione della scelta — corso di studi, lavoro, città in cui vivere — l'ansia da prestazione, il confronto continuo con i coetanei alimentato dai social, la difficoltà a costruire autonomia economica, le prime relazioni significative e le prime rotture.

Molti giovani adulti descrivono una sensazione precisa: essere in ritardo su una tabella di marcia che nessuno ha mai scritto. Il risultato è spesso una paralisi decisionale, in cui la paura di scegliere male porta a non scegliere affatto, e il tempo che passa aumenta il senso di inadeguatezza.

Che cosa può fare un genitore

La reazione più comune è alternare due estremi: ignorare, per timore di invadere, oppure incalzare con domande, per il bisogno di capire. Entrambi allontanano.

  • Dire ciò che si osserva senza interpretarlo: "ho notato che negli ultimi tempi esci molto meno" funziona meglio di "sei sempre chiuso in camera".
  • Rendersi disponibili senza pretendere una risposta immediata.
  • Evitare i confronti con fratelli, cugini o con la propria giovinezza.
  • Proteggere gli spazi comuni, come i pasti, senza trasformarli in interrogatori.
  • Non promettere che quanto detto resterà segreto se riguarda la sicurezza del ragazzo.

Vale la pena ricordare che chiedere una consulenza per sé, come genitori, è spesso il passo più efficace quando il figlio non vuole andare da nessuno: cambiare il modo in cui si sta nella relazione modifica la relazione stessa.

Come si lavora con i giovani

Con adolescenti e giovani adulti il percorso parte sempre dalla costruzione della fiducia. Uno spazio riservato, in cui ciò che viene detto non viene riportato ai genitori — con le eccezioni legate alla sicurezza, dichiarate fin dall'inizio — è la condizione perché il ragazzo parli davvero.

Il lavoro riguarda la gestione delle emozioni intense, l'autostima, l'ansia da prestazione, le relazioni con i pari, l'uso degli strumenti digitali e la costruzione di una direzione personale. Quando è utile, si coinvolgono i genitori in incontri dedicati, distinti dallo spazio individuale.

Trovi i dettagli dei percorsi per giovani adulti, degli interventi in contesti educativi e i riferimenti per fissare un colloquio.

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