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Il primo colloquio dallo psicologo: come funziona davvero

Chi prenota per la prima volta arriva quasi sempre con le stesse domande: che cosa devo dire? quanto dura? sarò giudicato? mi verrà detto che ho qualcosa che non va? Ecco che cosa succede realmente.

Primo colloquio conoscitivo in studio, seduti uno di fronte all’altro

La distanza fra il pensiero "forse dovrei parlarne con qualcuno" e la telefonata è spesso lunga mesi, a volte anni. Nel mezzo ci sono dubbi molto concreti, che quasi nessuno racconta apertamente: che cosa dico? e se non so spiegarmi? sarò giudicato? mi dirà che ho qualcosa che non va? quanto costa? e se poi devo andarci per anni?

Questo articolo risponde a quelle domande, così che la decisione si basi su informazioni e non su immagini viste al cinema.

Che cosa succede nel primo incontro

Il primo colloquio è un incontro conoscitivo. Dura circa un'ora e serve a due cose: permettere alla persona di raccontare che cosa la porta lì, e permettere alla professionista di capire di che tipo di aiuto ci sia bisogno.

Non c'è un modulo da compilare né un ordine da rispettare. Si parte da dove si riesce: un episodio recente, un sintomo fisico, una difficoltà di coppia, una decisione che non si riesce a prendere. Se le parole non arrivano subito, va bene: parte del lavoro consiste proprio nel trovarle insieme.

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    Il racconto

    Si parte da ciò che preoccupa oggi, con i tempi della persona. Nessuno viene incalzato con domande a raffica.

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    Il contesto

    Si allarga lo sguardo: salute, famiglia, lavoro, relazioni, momenti simili già vissuti in passato.

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    La proposta

    Alla fine si condivide una prima lettura della situazione e si propone un percorso possibile, con obiettivi e frequenza.

Le domande più frequenti

Devo preparare qualcosa?

No. Può essere utile, se si è dimenticoni, annotare su un foglio due o tre cose che si vogliono assolutamente dire, e portare l'elenco dei farmaci assunti o eventuali referti recenti se il motivo del contatto ha a che fare con la salute fisica.

Verrò giudicato?

No. Lo studio non è un luogo dove si stabilisce chi ha ragione o chi ha sbagliato. L'assenza di giudizio non è una formula di cortesia: è la condizione tecnica perché una persona possa raccontare ciò che le succede davvero, comprese le parti di cui si vergogna.

Quello che dico resta fra noi?

Sì. Lo psicologo è vincolato al segreto professionale previsto dal Codice Deontologico e dalla legge. Le uniche eccezioni riguardano situazioni di grave pericolo per la vita della persona o di altri, e sono spiegate chiaramente fin dall'inizio.

Quanto dura un percorso?

Dipende dall'obiettivo. Alcune situazioni si affrontano in un ciclo breve di poche sedute mirate; altre, che riguardano modalità di funzionamento consolidate negli anni, richiedono un lavoro più lungo. La durata si concorda insieme e si rivede nel tempo: non è un impegno a tempo indeterminato deciso il primo giorno.

Quanto costa?

La tariffa viene comunicata con chiarezza prima del primo appuntamento, così che nessuno arrivi in studio senza saperlo. Le prestazioni sanitarie dello psicologo sono detraibili nella dichiarazione dei redditi, con la fattura come documento giustificativo.

Il primo colloquio non impegna a nulla. Serve a decidere con cognizione di causa se e come proseguire, e questa decisione resta sempre della persona.

In studio o online?

Entrambe le modalità sono valide e possono essere alternate. L'incontro in studio, a Como, resta preferibile all'inizio e nelle situazioni più delicate, perché permette di cogliere sfumature che uno schermo attenua. La modalità online è una risorsa concreta per chi vive fuori città, lavora su turni, ha difficoltà negli spostamenti o si trova temporaneamente lontano.

Come scegliere il professionista giusto

Il primo criterio è formale: verificare che la persona sia iscritta all'Albo degli Psicologi. È una verifica pubblica e rapida, e tutela da chi propone percorsi di "counseling emotivo" senza titolo abilitante.

Il secondo criterio è di adeguatezza: contano l'esperienza rispetto al tipo di difficoltà e la capacità di lavorare in collegamento con l'ambito medico quando la questione ha anche una componente fisica.

Il terzo criterio è il più soggettivo e il più importante: dopo i primi incontri ci si deve sentire ascoltati e trattati con rispetto. La qualità della relazione è, secondo la ricerca, uno dei fattori che più incidono sull'esito di un percorso. Se dopo qualche seduta questa sensazione non c'è, è legittimo dirlo e valutare alternative.

Se stai pensando di prenotare, trovi i riferimenti nella pagina contatti e la panoramica completa nei servizi dello studio.

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